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2- Quando Alibut scoprì che la rosa non era soltanto un fiore

Aggiornato il: 11 lug 2018


di Roberta Durante


Seconda storia Alibut il bruco
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Illustrazioni di Francesca Furian


L’ultima volta che il piccolo bruco Alibut andò al mare, fu proprio la volta in cui credeva di essere un pesce e di avere tanti fratelli come lui, senza due gambe e due piedi e quindi senza calzini a righe e senza dei pantaloncini corti. Ma oggi era proprio una bella giornata, Alibut lo vedeva attraverso quel buchino sulla foglia che faceva passare un sacco di luce e così si alzò in fretta dal suo lettino fatto di corteccia, si infilò le scarp… ah no, un bruchino senza calzini a righe non può di certo indossare delle scarpe! Insomma, si alzò dal suo letto di corteccia e decise di tornare a vedere il mare, quella sterminata distesa blu bagnata, fatta di pesci e di acqua che gli era piaciuta tanto. Ma la strada per il mare era lunga e tortuosa e per un bruchino come Alibut ci voleva molto tempo prima di raggiungere la spiaggia. Il piccolo bruco decise allora di prepararsi uno zaino capiente e di equipaggiarsi di tutto il necessario per far sì che un lungo viaggio com’era quello verso il mare, potesse risultare davvero divertente e poco noioso. Infine, di nascosto, infilò nel suo zainetto tante piccole caramelle colorate… non si poteva mica affrontare un lungo viaggio come quello verso il mare senza una bella ricarica di caramelle! In quattro e quattr’otto Alibut era pronto. Infilò un largo cappello di paglia per non scottarsi al sole e intraprese la sua grande avventura. Prima di tutto, però, doveva scendere dall'albero. Ed era una bella fatica con lo zaino sulla schiena! La strada era ruvida e piena di buche, ma soprattutto era una strada che faceva venire un po’ il mal di testa. Perché? Perché era una strada verticale! Certo, perché la strada di qualsiasi albero comincia da terra e finisce in cielo, al contrario, per Alibut, cominciava nel cielo ed arrivava a terra. Mentre Alibut camminava sul tronco dell’albero per arrivare alla terra, si sentiva così stanco che non badava più a quello che trovava sulla sua strada, strappava tutte le foglie e i rametti che intralciavano il suo cammino. Ad un certo punto, esausto com'era, decise di ristorarsi proprio sotto una foglia che, fortunatamente, non aveva strappato. Tirò fuori dallo zainetto una caramella gialla, tolse la carta e la buttò, ciucciando con gusto tutto quello zucchero. In un battibaleno, con quella dolcissima ricarica, era ormai arrivato alle radici dell’albero. Qui cresceva una rosa così bella che Alibut non resistette e volle salirle in cima per prenderne un petalo, ma non appena iniziò a camminare sul gambo di quella profumatissima rosa, qualcosa di molto fastidioso gli punse la pancia. Era una bruttissima spina, tutta appuntita e molto molto antipatica e mentre l’ingenuo bruchino, arrabbiato com'era, voleva strapparla dal gambo della rosa, sentì una voce imponente e familiare chiamarlo:


«Caro Bruchino verde arrabbiato

su questo mondo tu sei capitato

e così l’albero l’ape e di fiori

siam tutti dentro anche se stiamo fuori

non trattar male nessuno di loro loro

non fanno che il loro lavoro

quando per terra tu getti una carta

piange la terra poi l’erba poi l’acqua

nulla fa bene se di nulla hai cura

questa del mondo è la vera misura»


Alibut, che era infondo un bravo bruchino ma non sapeva nulla del mondo, capì subito la lezione. Capì che non era giusto buttare per terra le carte delle caramelle perché prima o dopo la terra ne avrebbe sofferto e questo non era giusto perché grazie a lei si poteva camminare e correre e si potevano coltivare il grano e i pomodori con cui si faceva quella cosa squisita che era la pizza. Il bruchino capì anche che brutti gesti come quello o come voler strappare i petali di un fiore, prima o poi, la terra ce li avrebbe fatti pagare, magari con un una brutta spina. Infondo, per annusare il profumo di un fiore, bastava stendersi per terra e fantasticare guardando alto nel cielo.


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