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OSSERVARE, ATTENDERE, LASCIARE ANDARE. L’ESPERIENZA DI PROGETTO INFANZIA.



Oggi abbiamo deciso di affrontare un argomento molto attuale, soprattutto considerando la situazione generale degli ultimi due anni.


L’argomento è il disturbo da deficit della natura. Per approfondire al meglio questa tematica abbiamo deciso di coinvolgere una professionista, la Dott.ssa Katia Amorese, Psicologa e Psicoterapeuta Sistemico Relazionale e Gestal Play Therapist, che nel sul lavoro ha affrontato e sta affrontando situazioni legate a questo tipo di disturbo.


Ecco il suo articolo dove va ad illustrare le cause e le sintomatologie di questo tipo di disturbo e dove ci da anche alcune soluzioni adoperate nel suo asilo:


“Nel 2010 ho fondato Progetto Infanzia, un servizio educativo che si concentra in particolar modo sulla prevenzione e la cura del deficit da natura. Poche persone sono consapevoli di quanto sia importante per la salute psicofisica dei bambini di oggi vivere all’aperto, non solo nei mesi caldi. Non esistono infatti fondamenta o studi scientifici che indichino il freddo come responsabile dell’incontro di bambini con virus influenzali, febbre o raffreddori.


Vivere all’aperto per le generazioni precedenti faceva parte della quotidianità. Oggi, invece, è diventata un’esperienza sconosciuta o quasi per la maggior parte dei bambini che vivono in città o nell’hinterland cittadino e che, spesso, arrivano fino all’età scolare avendo avuto nozioni sul mondo circostante solo attraverso tablet, tv, o disegni sui libri.


Il progressivo distacco dalla natura vissuto dai bambini, secondo il ricercatore Richard Louv, è la causa del disturbo da deficit della natura. Nel suo libro “Last Child in the Wood” l’autore restituisce una fotografia preoccupante dei bambini che vivono negli agglomerati urbani, descrive un malessere importante che deriva dalla disconnessione con la natura, dall’allontanamento dalla naturale biofilia degli esseri umani.


E così si registrano varie sintomatologie, tra le quali allergie, obesità, disturbi comportamentali, deficit di attenzione, iperattività, depressione, ansia e fobie come l’entomofobia (paura degli insetti), l’ornitofobia (paura degli uccelli), ecc.


Nel momento storico di maggior separazione tra essere umano e natura, in campo educativo, sono diverse le iniziative volte a riavvicinare i bambini alla natura e si registrano i primi benefici immediati, concreti e misurabili per il benessere generale in termini di salute fisica e mentale.


In Progetto Infanzia, servizio educativo di cui sono co-fondatrice e coordinatrice dal 2010, promuovere iniziative volte all’eco-sostenibilità è un’attività quotidianità. In questa direzione, è stata preziosa la collaborazione fra la scuola e Smart Bugs, che ha offerto ai bambini, con la partecipazione attiva delle famiglie e del gruppo educativo, la possibilità di avvicinarsi e toccare con mano il tema dell’osservazione degli insetti ed in particolar modo delle farfalle.


I bambini non solo hanno assistito al primo volo di una farfalla, ma hanno seguito tutto il processo della metamorfosi, ricevendo nel corso di questa esperienza stimoli sia di carattere scientifico che emotivo. È stato posto attraverso questa esperienza un accento importante sul valore del tempo e dell’attesa, educare all’attesa significa infatti educare all’autocontrollo, al rispetto degli altri, alla comprensione dei bisogni altrui.





Solitamente non sono favorevole all’osservazione dei fenomeni naturali in una sorta di “acquario” ma in questo caso è stato fondamentale come stimolo e come filo conduttore all’interno dell’intero anno educativo.


I bambini nella nostra struttura solitamente osservano gli insetti nel contesto naturale, in giardino, a passeggio nella natura circostante e su libri all’interno del nostro atelier naturale. In questo caso tutto quello che avevano vissuto con l’osservazione è stato fondamentale per la scoperta del processo di nascita e trasformazione da bruco a farfalla.


I bambini sono così passati dalla delusione di aspettarsi di veder nascere una farfalla in 24 ore, a sperimentare il valore della cura e dell’accudimento attraverso semplici pratiche come dare da mangiare ai bruchi, pulire la loro petri e preparare la casetta per lo sfarfallamento. Sono state preziose settimane di affiatamento dei vari gruppi classe ed è stato per me interessante anche vedere come le diverse educatrici e maestre abbiano applicato diversi metodi a seconda delle predisposizioni, competenze ed età dei bambini.


Quest’esperienza, inoltre, ha permesso a tutti noi di assistere in prima persona alla liberazione di una farfalla, un evento che altrimenti sarebbe difficilmente osservabile in natura.”





Grazie all’esperienza della Dott.ssa Amorese abbiamo visto come avvicinare i bambini alla natura e ai suoi processi sia un passaggio fondamentale per la loro crescita. I Kit educativi per l’allevamento delle farfalle nascono proprio con questo scopo, avvicinare la natura in modo che i più piccoli (e non solo) possano conoscerla e viverla da vicino.


Se volete saperne di più sull’esperienza di allevamento vi lasciamo il link ai Kit per scoprire le caratteristiche delle varie specie.


Scopri tutti i Kit Educativi

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