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11- Quando Alibut scoprì che c’è sempre qualcosa da imparare

Aggiornato il: 26 lug 2018

di Roberta Durante


Illustrazioni di Francesca Furian

Ci fu un giorno – forse una domenica che di certo è il giorno migliore per pensare – in cui Alibut si rese conto che il suo viaggio verso il mare lo aveva portato a scoprire un sacco di cose nuove, a vedere un mondo che non conosceva affatto e infine ad incontrare tanti nuovi amici. Ricco delle sue riflessioni si mise quindi in cammino, nel tentativo di conquistare un altro pezzettino della sua strada. Vedeva alberi diversi, alberi che non aveva mai visto, alberi profumati e un po’ rumorosi. Il suo sentiero era costellato di aghi verdi e marroni, che ogni tanto Alibut raccoglieva e metteva in un finto fodero, fingendo di brandire una spada. Ogni tanto tirava fuori la sua spada di pino e sfidava un amico immaginario. Ad un certo punto però, proprio da uno di quegli alberi uscì un animaletto davvero strano. Non si capiva se volesse parlare ad Alibut o se stesse intonando una strana canzone. Il bruchino fece finta di nulla, tenendo bene stretta la sua nuova spada. Fece qualche passo, ma lo strano animaletto continuava a parlare. Il bruchino si girò di scatto ma non vide nessuno. Sempre facendo finta di niente proseguì, stringendo ancora più forte la sua spada di pino. Quel parlare che sembrò infine un canto, divenne sempre più forte, ma Alibut non riusciva a capire da dove provenisse. Camminava e si guardava alle spalle e poi camminava ancora, ma nessuna traccia dell’animaletto strano, era rimasta solamente la sua voce, una voce insistente che sembrava quasi un coro. Mentre Alibut proseguiva un po’ turbato, inciampò su un piccolo pinolo. Profumava davvero di buono e goloso com'era il bruchino non esitò a mandarlo giù, senza farsi domande. Delizioso – pensò Alibut e visto che ormai era armato di una spada di pino, decise proprio di andare a caccia di pinoli. E per fortuna che aveva sempre con sé il suo zainetto, perché ne trovò talmente tanti che dovette inventarsi anche una borsa. Con il suo ricco bottino, Alibut continuò a camminare, finché non vide di nuovo lo strano animaletto zompettante che gli si mise davanti e iniziò a cantare, seguito da un vero coro che proveniva proprio da quegli alberi

Manca poco, bruco, al mare

e noi siamo le cicale

noi cantiamo tutto il giorno

sopra i pini e tutt’intorno.

E non credere bruchino

che la fine del cammino

sia quell’acqua che tu cerchi

la tua strada piena d’aghi

vale più di mille laghi!

Guarda bene questo viaggio

è la mèta è il tuo coraggio!

Ogni giorno infine, bruco,

vale ciò che tu hai cercato.


Alibut si innamorò di quella canzone e le cicale nuove amiche del bruchino gliela cantarono per tutta la notte, finché Alibut non si addormentò, proprio sotto un pino marittimo.


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